Forum Cristiani LGBT

Proposte per il sinodo dei vescovi

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Comitato organizzatore
del 3° Forum Italiano Cristiani LGBT

PER UNA PASTORALE DI ACCOGLIENZA DELLE PERSONE
OMOSESSUALI e TRANSESSUALI:
PROPOSTE PER IL SINODO DEI VESCOVI


Ragioni di una proposta

L'inizio del pontificato di papa Francesco appare come un forte segno di cambiamento per la Chiesa cattolica in rapporto alle sfide della modernità. La scelta di indire un'assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi su un tema di grande attualità quale "Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'evangelizzazione" è già di per sé segno della volontà di rimettersi in sintonia con un mondo che cambia ad altissima velocità. La scelta, inoltre, di far precedere il Sinodo da un'indagine condotta con questionario rivolta alle chiese particolari manifesta con chiarezza il rinnovamento del metodo nella direzione dell'ascolto dal basso, partendo dai dati dell'esperienza e della vita concreta delle persone.

Le domande rivolte col questionario alle chiese particolari fanno emergere il dibattito ecclesiale su questioni spesso trascurate o trattate con immeritata superficialità.

Una delle questioni di maggiore rilievo è certamente quella delle famiglie, costruite sul sentimento esclusivo, fedele e duraturo tra due persone adulte che si legano l'una all'altra, talvolta optando per il matrimonio civile, altre volte per il matrimonio religioso, altre volte – per scelta o per necessità – restando in una relazione di fatto, esperienze comunque accomunate dal sentimento umano chiamato 'amore'. Il tipo di istituzionalizzazione o di rito di unione non è garanzia di successo o di longevità di una relazione. Prova ne è l'esperienza dei fedeli cattolici eterosessuali divorziati risposati e delle loro famiglie, che pone impellenti interrogativi pastorali.

In modo particolare, la sfida che l'amore omosessuale pone alla dottrina cristiana e all'orientamento pastorale che ne consegue è stata troppo a lungo ignorata o trattata sbrigativamente come un residuale elemento di disordine e di incoerenza "in gran parte inspiegabile"1. Di contro, il questionario proposto in preparazione al Sinodo tocca il tema dell'amore omosessuale e della considerazione che le autorità religiose e politiche dovrebbero tenere a riguardo delle coppie composte da persone omosessuali e dei loro diritti, anche nella prospettiva della genitorialità omosessuale e delle famiglie omogenitoriali. L'esistenza dell'amore omosessuale, dunque, non è più un tabù ed è anzi entrata a pieno titolo nel dibattito ecclesiale.

Le persone omosessuali, nelle loro diverse fasi della vita, sono spesso emarginate dalla comunità ecclesiale, al punto tale che le ferite subite causano l'allontanamento dalla pratica religiosa se non dalla fede. Questa circostanza dovrebbe destare grave preoccupazione nell'episcopato. La questione omosessuale è una emergenza educativa dimenticata che la Chiesa non ha sempre affrontato nel passato recente con il dovuto ascolto e il dovuto discernimento.

Il problema vero è l'omofobia, cioè la concezione infondata e umiliante che vede la persona omosessuale e l'amore omosessuale come inferiori rispetto alla persona eterosessuale e l'amore eterosessuale. In questo senso, l'omofobia è paragonabile al razzismo e al sessismo che teorizzano la superiorità dei bianchi rispetto ai neri o degli uomini rispetto alle donne. La Chiesa non è stata immune ai condizionamenti sociali e culturali che nel corso dei secoli hanno prodotto lo stigma
sociale nei confronti di minoranze come quella omosessuale.

Le nostre proposte mirano a promuovere una cultura ecclesiale inclusiva e rispettosa della diversità di orientamento sessuale, a partire dalla formazione degli educatori (sacerdoti, catechisti, insegnanti di religione e, ovviamente, genitori) e dall'attenzione educativa e pastorale nei confronti dei ragazzi e ragazze omosessuali che non dovrebbero essere trattati differentemente rispetto ai coetanei eterosessuali in riferimento alla scoperta della loro sessualità e all'apertura alle relazioni affettive e di coppia, in un quadro di fedeltà e sostegno reciproco.

Purtroppo duole constatare che, in alcuni casi, siano stati i figli stessi della Chiesa a fomentare pregiudizi e forme di ingiusta discriminazione ai danni delle persone omosessuali.

Le persone omosessuali, che hanno conservato la pratica religiosa o almeno la fede nel contesto di una pesante marginalizzazione ed esclusione da parte della chiesa istituzionale, hanno comunque dato vita ad esperienze di comunità e condivisione di fede assolutamente originali e che trovano analogie nell'ambito delle minoranze etniche e religiose perseguitate. Facciamo riferimento ai gruppi e alle associazioni di cristiani omosessuali che in ogni paese si sono organizzati negli ultimi decenni e che, con il loro servizio di accoglienza e fraternità, colmano il vuoto di sollecitudine pastorale lasciato molto spesso proprio dalle gerarchie ecclesiastiche.

Preghiamo lo Spirito Santo affinchè sia guida sicura per la III Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi e affidiamo le riflessioni che seguono ai partecipanti al Sinodo, con l'auspicio che l'esortazione apostolica post-sinodale possa dare pieno spazio agli orientamenti pastorali più inclusivi ed amorevoli, per sradicare l'omofobia che minaccia, con imperdonabile perfidia, la comunione ecclesiale tutta.

Roma, 15 settembre 2014

Il Comitato organizzatore del 3° Forum Italiano Cristiani LGBT
www.forumcristianilgbt.it

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1 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357

 

Scoprirsi omosessuali

Quando un adolescente si innamora e scopre che i suoi sentimenti sono rivolti ad una persona dello stesso sesso, inizia a temere la possibile reazione negativa del nucleo familiare, del gruppo dei pari e delle altre figure educative adulte, comprese quelle dell'ambiente parrocchiale.

Il lungo processo di accettazione è chiamato coming out, termine inglese che indica l'assunzione di consapevolezza da parte dell'individuo del proprio orientamento sessuale ed il successivo momento di "rivelazione" di sé agli altri, ora in maniera esplicita ora in maniera indiretta.

Non esiste un momento 'giusto' per il coming out, anche per influenza del contesto in cui si vive: spesso la piena accettazione e rivelazione di sé viene rinviata sine die perché, in taluni ambienti, la mancanza di riferimenti, il silenzio che spesso avvolge le persone omosessuali, la sensazione di non 'sentirsi previsti', il timore di una reazione negativa da parte delle persone più vicine impediscono di manifestare con serenità se stessi.

Spesso, dando per scontata tale reazione negativa, il ragazzo o la ragazza cerca prima di confrontarsi con persone che vivono la sua stessa situazione sia attraverso internet sia con l'incontro diretto nelle associazioni/locali LGBT (acronimo che indentifica la comunità di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali), se facilmente raggiungibili.

In ambito parrocchiale, il non 'sentirsi previsti', il vedere il proprio orientamento sessuale ridotto a dimensione di 'disordine' e la propria affettività a 'peccato' possono portare a uno stacco anche definitivo dalla dimensione ecclesiale, con cui si preferisce evitare del tutto il confronto, essendo già molto impegnativo quello, per lo più ineludibile, con i genitori.

La situazione si snoda su due livelli: quello del gruppo dei pari e quello delle figure educative adulte. Nel primo caso, si è di fronte al rischio di un bullismo più o meno palese, in cui quindi è opportuno operare azioni atte a scardinare una dinamica che ha sì le sue specificità per l'omosessualità, ma anche elementi comuni ad altri tipi di discriminazione. In parallelo le figure educative adulte si trovano spaesate di fronte ad un coming out per mancanza di formazione e
sensibilizzazione.

Talora di fronte ad un coming out inatteso, l'adolescente è esortato a valutare se i suoi sentimenti siano 'radicati' o 'transitori'. È necessario capire quanto questo lavoro sia fatto nel solo interesse del ragazzo o ragazza piuttosto che per eludere il confronto con la propria capacità di accettazione o le possibili difficoltà nel dover affrontare la questione con gli altri (dai genitori o a tutte le persone che frequentano la comunità parrocchiale). Infatti uno dei segni di non accettazione reale è la paura di una sorta di "contagio", come se la condivisione comunitaria della percezione di sé sia una sorta di promozione di uno 'stile di vita' e non il necessario bisogno di identificare se stessi in relazione agli altri.

Speriamo in una comunità ecclesiale che sappia accogliere e accompagnare l'adolescente nelle fasi della scoperta di sé e della socializzazione con altre persone omosessuali. E' indubbio che per tutti gli adolescenti la nostra società sia ricca di insidie e di trappole. L'ampia diffusione di internet e di social network offre molteplici occasioni di crescita, scambio e comunicazione ma un uso non responsabile di tale strumenti può essere foriero di trappole ed insidie, tanto più quando spesso gli adolescenti omosessuali trovano quasi inevitabilmente lì la prima via di relazione con altri omosessuali, sopratutto in contesti isolati, dove le dinamiche autodistruttive legate all'isolamento rischiano di aumentare considerevolmente. A questo potrebbero ovviare i gruppi di omosessuali credenti ed i sacerdoti che con essi collaborano, perché ai ragazzi ed alle ragazze possano essere promossi modelli positivi di integrazione tra uno stile di vita adulto a cui riferirsi (apprendere il senso di responsabilità nei confronti della propria persona nella sua interezza) e un percorso di rafforzamento della propria autostima a prescindere dall'orientamento sessuale in cui essi si riconoscono e si riconosceranno.

Speriamo in una comunità eccelesiale in cui la formazione educativa sui rischi dell'omofobia e del bullismo sia centrale, in cui gli educatori ed i catechisti siano capaci di attenta autocritica al loro grado di accettazione profonda della persona omosessuale e delle sue possibili relazioni.

Speriamo in una comunità ecclesiale che a livello diocesano sia capace di approfondire l'integrazione visibile e positiva dei ragazzi e ragazze omosessuali nelle comunità, a livello di Pastorale Scolastica, Giovanile e Familiare

 

Un figlio omosessuale

Per un genitore, venire a sapere, direttamente od indirettamente, dell'omosessualità del proprio figlio o figlia è talora un'esperienza drammatica nella quale, a fianco di preoccupazioni irrazionali (senso di colpa di chi si attribuisce immaginarie responsabilità per l'omosessualità del proprio figlio o figlia, senso di vergogna di fronte ad amici, parenti, comunità), può trovare posto, in caso di genitori credenti, un forte dissidio tra l'amore per il proprio figlio o figlia e la percezione che la condizione omosessuale non trovi posto nella dinamica della Salvezza.

Rispetto ad altre minoranze (etniche, religiose etc. ), nelle quali la famiglia di appartenenza costituisce uno 'specchio' nel quale l'individuo ritrova se stesso e da cui trae sollievo e conforto, le persone omosessuali rischiano di esperire un minority stress2 particolarmente pronunciato, in quanto l'ambiente familiare non riconosce e talora non accetta la persona omosessuale, che non riesce per tanto a identificarsi come "uguale tra uguali".

Ci sono anche casi di genitori che hanno rotto ogni rapporto con i propri figli o figlie per difficoltà ed incapacità nell'accettare la loro omoaffettività ma più numerosi sono i casi in cui i genitori si chiudono in un silenzio imbarazzato, in cui la piena persona del figlio o figlia non trova posto nel contesto affettivo familiare e l'ombra del 'non detto' si espande fino ad offuscare ogni relazione.

Spesso i pastori non sono sufficientemente formati per accompagnare le famiglie nella piena accettazione dei propri figli e del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e, anziché essere fonte di sostegno, si ritrovano inadeguati nell'accogliere tanto gli adolescenti omosessuali quanto i loro genitori.

Non mancano situazioni in cui sono le famiglie stesse, spesso supportate dai pastori cui si rivolgono, a spingere i figli o le figlie omosessuali verso sedicenti 'terapie riparative', la cui validità scientifica, e gli stessi presupposti etici, sono stati messi seriamente in discussione in ambiente accademico, in quanto non solo fallimentari nei risultati ma anche violentemente controproducenti nella creazione di un equilibrio personale di accettazione di sé3.

Speriamo in una comunità ecclesiale che sappia innanzitutto accogliere i genitori di ragazze e ragazzi omosessuali con parole di sostegno e di incoraggiamento a vedere il proprio figlio creato ad immagine e somiglianza di Dio, degno del suo Amore e veicolo di Grazia in tutti gli aspetti della sua vita.

Speriamo in una comunità ecclesiale che insegni alle famiglie ad essere luogo di accoglienza e di sostegno, fornendo loro strumenti informativi ed inclusivi.

Speriamo in una comunità ecclesiale che esplicitamente rigetti approcci tesi a 'cambiare l'orientamento sessuale', in quanto privi di ogni scientificità ed ingannevoli tanto nelle aspettative quanto nei risultati e soprattutto forieri di una lettura superficiale della affettività umana e della sua intrinseca complessità, nella quale il bene della persona viene sacrificato sull'altare dell'ideologia e della norma.

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2 Vittorio Lingiardi, Citizen Gay, Il Saggiatore 2012
3 Paolo Rigliano et al. , Curare i gay?, Raffaello Cortina 2012


Innamorarsi

Gli esseri umani di ogni tempo e di ogni cultura sperimentano l'attrazione e l'innamoramento. In una minoranza non trascurabile di casi, l'attrazione e l'innamoramento coinvolgono due persone dello stesso sesso ed è ciò che chiamiamo omosessualità, distinguendola dalla prevalente eterosessualità che coinvolge persone di sesso opposto. Per entrambi, omosessuali e eterosessuali, l'attrazione e l'innamoramento sono esperienze vitali e gioiose, talvolta rivoluzionarie. Rispondono a quella fondamentale esigenza di essere ricambiati negli affetti e, in particolare, di amare e di essere amati da una persona speciale, con la quale condividere in modo esclusivo un progetto di vita insieme. Per chi crede, amare diventa sperimentare in modo limitato in questo mondo ciò che sarà la gioia infinita del Paradiso.

Sull'innamoramento e sull'amore romantico fra persone dello stesso sesso il Magistero della Chiesa non dice nulla, sebbene non siano mancati interventi di religiosi e persino di cardinali che hanno invitato ad apprezzare e rispettare sempre l'amore fra due persone, di sesso diverso o dello stesso4. Un pregiudizio diffuso è quello di ritenere che tutte le persone omosessuali si comportino in modo libertino e licenzioso, quando invece viene molto spesso trascurato il fatto che ci sono coppie omosessuali, che al pari di molte coppie eterosessuali, sono fedeli, durature, generose e conducono una vita esemplare. Purtroppo, ancora oggi, c'è una tendenza a ridurre la straordinaria ricchezza della relazione tra due persone che si amano ad una rappresentazione parziale e volgare.

Ci sono quindi persone che si innamorano di una persona del loro stesso sesso. La sfida pastorale è rispettare il dato di fatto e per far questo occorre avvalorare alle persone che non hanno una vocazione per il celibato, che siano esse eterosessuali o omosessuali, un percorso di vita orientato alla relazione responsabile. Non si può chiedere a nessuno di rinnegare l'amore che prova per un'altra persona e, se ricambiato, di vivere felicemente insieme.

Speriamo che ci sia un profondo rinnovamento degli orientamenti pastorali nei confronti degli affetti delle persone omosessuali affinchè si comprenda quanto di buono esse esprimono e quanto il loro amore possa essere esempio di solidità e generosità per tutti.

Speriamo in una formazione dei sacerdoti e degli educatori cattolici affinché sappiano sostenere i ragazzi e le ragazze omosessuali nelle difficoltà dell'adolescenza e dei primi amori, per aiutarli a diventare adulti responsabili e partner amorevoli, generosi e fedeli

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4 Basil Hume, Note on Church Teaching Concerning Homosexual People, 1997; Carlo Maria Martini e Ignazio Marino, Credere e conoscere, Einaudi 2012

 

Vita di coppia

Negli anni in cui l'omosessualità ha costituito un tabù assoluto, la vita per le persone omosessuali implicava esclusivamente il nascondimento e il controllo di tutto ciò che succedeva dentro e fuori di sé. La persona omosessuale, in assenza di conforto e confronto sociale, di indirizzi e di modelli, si trovava costretta a vivere molto spesso in maniera dissociata la propria affettività e la propria sessualità. Essere omosessuali costituiva tale fonte di imbarazzo per la società che essa si attirava solo stigma e condanna.

Con il diminuire della pressione sociale e l'aumento dell'informazione e della socializzazione, le persone LGBT hanno oggi sempre più possibilità di trovare modelli di riferimento e strumenti per conoscere ed accettare se stessi ed acquisire una stabilità identitaria, fondamentale per la costruzione del proprio progetto di vita.

Di conseguenza, anche per le persone omosessuali emerge fortunatamente, come per qualunque altra persona, la spinta progettuale che, per molti, prevede la realizzazione in un "progetto" di affettività di coppia, anche se ottengono visibilità solo da pochissimo i primi modelli "pubblici" di coppie dello stesso sesso che interpretino quella quotidianità di cui si ha bisogno per immedesimarsi ed ispirarsi, col risultato che per la maggior parte delle coppie omosessuali non esista un modello cui riferirsi.

La situazione è ancora più complessa per le coppie di omosessuali credenti. Nei contesti comunitari cattolici si fa semplicemente finta che non esista la coppia omosessuale. Sulla base di ciò che prevede il Catechismo della Chiesa Cattolica, una persona omosessuale può sentirsi parte integrante della comunità solo se accetta di vivere una vita senza affettività, negando a se stessa quel recondito anelito all'espressione del proprio amore che è talmente innato e spontaneo da non poter essere negletto o ignorato, a pena di pesanti conseguenze sulla propria serenità. Se una coppia omosessuale decidesse di rivelarsi alla propria comunità parrocchiale facilmente troverebbe disinformazione e molto spesso persone non preparate ad accoglierla.

Invece, questa coppia, proprio per la già citata assenza di modelli sociali cui guardare, avrebbe bisogno di sostegno da parte dei pastori e della propria comunità, sostegno che servirebbe ad indirizzare l'affettività, a irrobustirla nel segno del dono di sé, del rispetto del partner, della costruzione di quello spazio condiviso che costituisce un insieme superiore alla somma delle due persone.

Ancora oggi, in alcuni contesti di direzione spirituale, si consiglia di interrompere le relazioni, invece di guidarle, relazioni che ancora sono viste troppo spesso come "minacce" per la salute spirituale della persona.

Non si ha conoscenza, ad oggi, di cammini comunitari che prevedano, per le coppie LGBT, la possibilità di nutrirsi dello stesso conforto spirituale offerto dai cammini destinati alle cosiddette "coppie tradizionali" e dalle direzioni spirituali.

Nei casi in cui una coppia omosessuale abbia deciso di aprirsi alla propria comunità di riferimento, molto spesso il risultato è la richiesta di "astenersi dai sacramenti" (che dovrebbero essere linfa vitale per tutti, soprattutto per i più bisognosi di aiuto) e di esclusione da incarichi ufficiali (essere catechista, capo scout, ecc. ), in maniera equiparata alle coppie eterosessuali conviventi che, tuttavia, hanno l'opzione del matrimonio, opzione che alle coppie LGBT non è concessa.

Nei casi più fortunati, questo conforto avviene su iniziativa spontanea del singolo pastore ispirato ma mai riesce a diventare appannaggio dell'intera comunità. Il risultato è che la coppia omosessuale finisca per essere trascinata via da una forza centrifuga che spesso non è generata da episodi di
rifiuto esplicito, ma dal percepire che quel contesto non è in grado di aprirsi, di capire e di guardare alla coppia omosessuale come coppia di persone che si amano.

Ultimamente, inoltre, sulla questione delle coppie dello stesso sesso si è innescata una vera e propria battaglia ideologica, ad opera di alcuni movimenti che, dichiarandosi contrari ad ogni forma di riconoscimento civile delle coppie dello stesso sesso, stanno dipingendo le coppie LGBT come "antagoniste" della famiglia tradizionale, il cui riconoscimento determinerebbe la fine della famiglia tradizionale stessa.

Questa battaglia ideologica, avviata per contrastare l'adozione di normative specifiche, ha effetti spesso sottovalutati sulla serenità delle persone LGBT, credenti o meno. Quando una persona, infatti, sente definire un aspetto fondamentale della propria vita, l'affettività, come "un abominio",
una ferita psichica indelebile viene lasciata nella sua vita.

Speriamo in una comunità ecclesiale che sappia prendersi cura delle persone che sentono ardere dentro di sé il desiderio di una vita affettiva di coppia. Una Chiesa che sia in grado di riconoscere l'amore vero anche tra le persone dello stesso sesso partendo, quindi, dal riconoscimento della piena dignità della persona omosessuale nonché della dimensione affettiva che porta con sé, capace, esattamente come la persona eterosessuale, di amore incondizionato, di dono di sé e di fecondità spirituale, anche in una relazione di coppia. Che sia in grado di superare il limite della negazione dell'affettività di queste coppie che pure esistono, oggi, ora, numerose e che chiedono ascolto, chiedono di essere Chiesa.

Speriamo in una comunità eccelesiale che sia in grado di includere queste coppie, abbracciarle, guidarle estendendo anche a loro i percorsi e le attività di direzione di coppia, non facendo distinzioni al momento di designare le persone per gli incarichi pastorali, se non sulla base delle singole capacità individuali. Una comunità eccelsiale che sappia interpretare l'amore di Cristo in modo da far emergere il meglio da queste coppie per renderle forti, stabili, capaci di trarre spunti e energia per un cammino progettuale pieno e soddisfacente. Una comunità ecclesiale che si affranchi dalle battaglie ideologiche, forte della consapevolezza che l'Amore di Cristo è per tutti e per tutte è fonte di vita in abbondanza.


Genitori omosessuali

Si calcola che in Italia siano circa centomila5 i bambini e le bambine con almeno un genitore omosessuale (nati quindi da una precedente relazione eterosessuale) o con entrambi i genitori dello stesso sesso (non tramite adozione, non consentita in Italia se non a coppie eterosessuali sposate, ma attraverso tecniche di fecondazione assistita all'estero).

Parte di questi genitori sono cattolici e auspicano anche per i loro figli e figlie il battesimo e la possibilità di un cammino di fede comunitario, lo stesso che per loro è stato così importante e formativo.

Il fatto che questi genitori desiderino battezzare i loro bambini e bambine ed educarli nella Fede dovrebbe per la Chiesa essere occasione di gioia e felicità e non "pietra di scandalo".

Molte realtà parrocchiali ritengono giustamente che la trasmissione della fede nella dimensione del catechismo e dell'avvicinamento ai sacramenti richieda un forte coinvolgimento delle famiglie e questo può essere realizzato solo se tutte le famiglie hanno piena accoglienza e dignità nella dimensione parrocchiale.

Oggi queste famiglie vivono molto spesso in solitudine questo loro desiderio. Anche se, canonicamente, il battesimo del bambino non può essere rifiutato, la richiesta viene molte volte vissuta con imbarazzo e paura dal parroco. In alcuni casi i genitori vengono addirittura invitati a rivolgersi ad un'altra parrocchia. La partecipazione dei bambini al catechismo non è mai negata, però solo raramente si incontrano catechisti disponibili ad un percorso di approfondimento che li metta in condizione di avere strumenti adeguati per saper accogliere anche questi bambini e bambine, non innescando dinamiche di negazione della famiglia di provenienza del bambino stesso. La questione, in maniera ancora più forte, si presenta nelle scuole cattoliche.

Le cosiddette famiglie omogenitoriali sono spesso dipinte come frutto di un "capriccio", come laboratori in cui si sperimenta sulla salute psico-fisica dei bambini. Questo nonostante le più accreditate ricerche in campo socio/psico/pediatrico, effettuate nei paesi dove l'omogenitorialità è realtà da qualche decennio abbiamo rivelato che nessuna differenza nello sviluppo psico-cognitivo si registri con i bambini e le bambine nati da famiglie "tradizionali"6.

Il risultato è che, nonostante queste nuove famiglie bussino sempre di più alla porta delle comunità cattoliche, solo in rarissimi casi si verifichi un loro inserimento compiuto e felice. Il più delle volte regna un sentimento di straniamento che allontana.

Speriamo in una comunità ecclesiale che sappia essere accogliente anche per i bambini e le bambine di coppie omogenitoriali e che abbia a cuore innanzitutto il loro bene. Che sappia riconoscere che è soprattutto l'amore che rende genitori (come peraltro sostenuto dalla Chiesa stessa a favore dei percorsi di adozione7). Speriamo in una comunità ecclesiale che prenda coscienza che questi bambini e bambine esistono già ora, qui, tra noi e frequentano la scuola, le palestre, spesso anche gli oratori. E hanno bisogno di ricevere dalla loro comunità lo stesso aiuto e sostegno che riceve qualunque altro bambino o bambina.

Speriamo in una comunità ecclesiale che non escluda da se stessa madri e padri omosessuali, che sono i primi depositari della trasmissione del messaggio cristiano ai propri figli e figlie. Una comunità che, avendo a cuore la salute psicologica e la serenità di questi bambini e bambine, offra una pastorale inclusiva anche delle loro esistenze, che inviti e formi le comunità di fede ad accoglierli, non negando mai la realtà familiare in cui questi bambini e bambine sono nati e vivono.

Per queste famiglie e questi bambini e bambine la Chiesa dovrebbe (e può) essere una madre tenera che li stringe in un abbraccio fortificante: le persone che vivono una relazione di coppia devono poter immergere i propri figli e figlie nel Battesimo, debbono poter frequentare la chiesa e i sacramenti con particolare riferimento alla confessione ed alla comunione eucaristica, la catechesi e la formazione cristiana senza dover celare né se stesse né i loro bambini e bambine.

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5 Monica Ricci Sargetini, Corriere della sera, 5 maggio 2008

6 American Psychological Association (Sexual Orientation, Parents, & Children);
  American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (Children with Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Parents);
  American Academy of Pediatrics (The Effects of Marriage, Civil Union, and Domestic Partnership Laws on the Health and Well-being of Children)

7 Decreto del Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11

 

Contrasto all'omofobia

L'omofobia, al pari dell'antisemitismo, del razzismo e del sessismo, si radica nell'ignoranza e nel pregiudizio e si può tradurre in comportamenti discriminatori, prevaricanti e persino violenti ai danni delle persone omosessuali e transessuali, come è accaduto e tuttora può accadere nei confronti degli ebrei, dei neri o delle donne. In numerosi paesi, la matrice omofobica di un crimine è considerata un'aggravante penale, così come per i crimini a sfondo razziale o religioso.

In Italia, con clamoroso ritardo, è in discussione una proposta di legge che punta ad estendere l'aggravante penale ai crimini di matrice omofobica. Infatti ogni anno si contano decine di omicidi e violenze a causa della condizione omosessuale o transessuale delle vittime. E' sconcertante che ci siano lobby che tentano in ogni modo di ostacolare l'iter della legge. Al lobbismo politico si sono aggiunte anche manifestazioni di piazza come nel recente caso delle "Sentinelle in piedi" che strumentalizzano un tema così grave come l'omofobia per spostare l'attenzione sul rischio che – a loro dire – si giunga a criminalizzare opinioni politiche contrarie al matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Le gerarchie della Chiesa Cattolica procedono in modo che potrebbe sembrare ambiguo. I documenti ufficiali condannano infatti la persecuzione degli omosessuali ma manca una netta presa di posizione in favore delle aggravanti per i crimini a sfondo omofobico.

Inoltre, è opportuno osservare che alcuni passaggi contenuti nei documenti ufficiali, come la lettera ai vescovi sulla cura pastorale delle persone omosessuali del 19868, fanno riferimento ad un "oggettivo disordine" delle tendenze omosessuali ed ad un "comportamento intrinsecamente cattivo" in ambito relazionale, senza operare distinzioni e casistiche. Ma non è forse dalla generalizzazione che nasce il pregiudizio? E non è forse dal pregiudizio che si originano le persecuzioni omofobiche?

Speriamo in una comunità ecclesiale che sappia riconoscere le drammatiche storie di omofobia quotidiana nei vari ambiti (familiare, scolastico, lavorativo, catechistico) e che prenda una netta posizione per proteggere le vittime e per creare nelle diocesi e nelle parrocchie un ambiente rispettoso e inclusivo in modo che progressivamente l'omofobia sia finalmente sconfitta. Ci auguriamo che i vescovi siano promotori di momenti di preghiera per le vittime dell'omofobia

Speriamo in una comunità ecclesiale che voglia conoscere le storie delle tante coppie di omosessuali credenti che vivono la loro relazione d'amore fedele e duratura e che da questa conoscenza possa scaturire una messa in discussione dei pregiudizi omofobici che impediscono alla chiesa cattolica di liberare tutte le sue potenzialità di diventare una credibile istituzione evangelizzatrice nel mondo contemporaneo.

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8 Congregazione per la Dottrina della Fede, De pastorali personarum homosexualium cura, 1986

 

La persecuzione delle persone omosessuali nel mondo

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Come si evince dall'ultima mappa pubblicata nel maggio 2014 dall'ILGA9 e disponibile sul sito dell'associazione10, per quanto in molti paesi occidentali siano riconosciuti, a diversi livelli, i diritti delle persone e delle coppie omosessuali, in altre parti del mondo sono negati alle persone omosessuali i più elementari diritti, per primo quello alla vita: in Mauritania, Sudan, Iran, Yemen ed Arabia Saudita ed in parti di Nigeria e Somalia l'omosessualità è punita con la pena di morte, mentre in Brunei, Iraq, Pakistan e Qatar la pena di morte, per quanto non implementata, è presente nei codici legislativi ispirati alla sharia.

Sempre secondo i dati dell'ILGA, in 78 nazioni gli atti omosessuali sono illegali; in altri paesi (ad esempio Russia, Kyrgyzstan, Uganda) sono in vigore o in discussione leggi che restringono la libertà di espressione di individui od associazioni di omosessuali.

Nel 2011 più di ottanta11 Paesi hanno manifestato il loro sostegno per una dichiarazione per la fine della discriminazione e degli atti di violenza nei confronti della comunità LGBT, originariamente adottata dallo Human Rights Council (OHCHR)12; duole sapere che la Santa Sede ha manifestato opposizione a tale dichiarazione, interpretandola come lesiva della libertà di opinione, sulla linea di precedenti interventi13.

Speriamo in una comunità ecclesiale che voglia fare suo il dolore e la paura delle persone omosessuali e transessuali che si trovano a vivere nei paesi in cui omosessualità e transessualità sono criminalizzate e che rischiano quotidianamente la vita o la perdita della libertà a causa dei loro affetti. Le recenti parole del cardinal Peter Turkson, presidente del Consiglio Vaticano per la Giustizia e la Pace, "gli omosessuali non sono criminali"14, fanno intravedere la possibilità che la Chiesa Cattolica assuma una posizione ufficiale sul questo tema e agisca, per quanto in suo potere e disponibilità, venendo in aiuto della vita e della serenità delle persone che vivono in quei paesi: supportando il processo di decriminalizzazione di omosessualità e transessualità in tutti i paesi del mondo; attraverso i suoi pastori presenti in loco, accogliendo ed aiutando le persone che si rivolgano a loro in cerca di aiuto; incoraggiando le comunità locali, in primis quelle cattoliche, a guardare quelle persone con gli occhi del cuore e non con quelli del pregiudizio, favorendone l'inclusione nelle comunità stesse, come rifugio fraterno dove sperimentare l'amore gratuito di Dio Padre.

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9 International Lesbian and Gay Association, www.ilga.org
10 http://old.ilga.org/Statehomophobia/ILGA_Map_2014_ENG.pdf
11 Over 80 Nations Support Statement at Human Rights Council on LGBT Rights
12 daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G11/148/76/PDF/G1114876.pdf
13 http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/2008/documents/rc_seg-st_20081218_statement-sexual-orientation_en.html
14 http://www.repubblica.it/esteri/2014/03/04/news/vaticano_uganda-gay-80201427/

 

Le persone transessuali

Il termine "transessuale" indica le persone il cui sesso biologico non coincide con l'identità biologica. Alcune persone scelgono di conciliare le due dimensioni vestendosi e vivendo in maniera corrispondente alla propria idea di sé, altre scelgono di sottoporsi a trattamenti ormonali e/o ad interventi clinici di riassegnazione del sesso.

Le persone transessuali sono spesso oggetto di crudeli discriminazioni a livello sociale, occupazionale e relazionale. La nostra società spesso non guarda a loro come persone impegnate in un complesso processo di costruzione della propria identità ma come a "fenomeni da baraccone", relegati ad una vita al margine. Molti sono spinti alla prostituzione proprio perché gli atteggiamenti discriminatori hanno impedito loro l'accesso ad altre opportunità di formazione ed occupazione

La complessa e dolorosa trasformazione cui le persone transessuali si sottopongono per riequilibrare la propria apparenza fisica alla loro identità personale è tristemente ridotta ad una perversione, anziché essere vista come un cammino di liberazione di piena realizzazione di sé. Tutte le persone transessuali dovrebbero essere accettate e riconosciute nella loro piena dignità.

Nella storia di alcune culture indigene le persone transessuali sono state viste come doni per la comunità: il fatto di sperimentare una particolare identità, che non riflette la dimensione binaria maschio/femmina, ha fatto sì che si attribuisse loro un particolare sguardo sull'esperienza umana. Nella tradizione cattolica, non sono rari i casi di santi o persone di fede che abbiano ribaltato i ruoli tradizionali (Giovanna d'Arco) ed anche la Scrittura (Atti 8 26-40) loda persone di genere 'indefinito' (eunuchi) per la loro fede

Speriamo in una comunità ecclesiale che collabori attivamente nella lotta alla transfobia, i cui pastori non fomentino atteggiamenti negativi ma siano anzi impegnati in nome dell'uguaglianza e della giustizia per le persone transessuali.

Speriamo in una comunità ecclesiale che si impegni per abbattere le barriere che hanno impedito alle persone transessuali di diventare pieni membri della società, così come si è impegnata e si impegna nella tutela dei diritti delle minoranze razziali, etniche ed economiche.

Speriamo in una comunità ecclesiale che sappia comprendere la verità delle persone transessuali, con attenzioni in ambito liturgico ed educativo che sappiano riconoscere e rispettare il loro cammino, perché le diverse esperienze di tutti possano aiutare il cammino individuale e comunitario.

Conclusioni

Questo documento, pieno di contributi, speranze e proposte è il frutto del lavoro di tante persone omosessuali e transessuali cristiane italiane che, per la prima volta, si sono sentite animate da un inedito fermento che ha portato febbrilmente a lavorare insieme per molti mesi, con la volontà di passare dalla dimensione dell'attesa a quella della partecipazione convinta, testimoniando la loro speranza in una comunità del popolo di Dio in cammino, sempre più coesa e solidale.

Le persone omosessuali credenti italiane per molto, forse troppo, tempo sono rimaste nascoste, in silenzio, aspettando che qualcosa accadesse.

Il più delle volte le persone stesse hanno creato delle nicchie protette in cui incontrarsi per cercare di coniugare la propria fede e omosessualità, al di fuori delle parrocchie, delle comunità che, per problemi di pregiudizio ma anche disinformazione, non sono state in grado di maturare un'accoglienza piena.

La notizia di un Sinodo straordinario, che tratterà il tema della pastorale per la famiglia, ha fatto scattare un'inedita voglia di contribuire ai contenuti, di poter parlare di sé, della propria vita, di produrre contenuti da trasferire al Sinodo stesso.

E' sorta una nuova vena di speranza, una speranza "agìta", che faccia desiderare il cambiamento cercando di essere al tempo stesso agente ed oggetto del cambiamento stesso.

Questo documento è, quindi, anche la testimonianza della maturazione di una nuova coscienza che va nella direzione del recupero della partecipazione diretta, dell'affermazione del proprio posto all'interno delle comunità di fede, del proporre la propria esperienza di vita, anche affettiva, come contributo per lo stimolo e la crescita di tutto il popolo di Dio in cammino.

Tante persone, tante vite, tanti pensieri, tante speranze, tante energie, tanti desideri che, per la prima volta, si sono trovati riuniti per scrivere, produrre, proporre al Sinodo, in ottica collaborativa e partecipativa.

Ci rivolgiamo a tutti i partecipanti al Sinodo straordinario affinché prendano in carico queste speranze, raggiungano la consapevolezza della verità, della bellezza, e spesso anche della fragilità, delle vite e delle realtà di tante persone che da mesi stanno lavorando per passare dall'attesa alla partecipazione.

 

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